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L’aria del continente
Il capolavoro comico di Nino Martoglio
con Vincenzo Volo, Cosimo Coltraro, Carmelo Di Salvo, Rosario Marco Amato, Mirella Petralia, Nadia De Luca, Mario Sapienza, Amalia Contarini,
Pietro Barbaro, Gianni Fontanarosa, Ciccio Abela
Scene Salvo Manciagli
Costumi Carmen Ragonese e Riccardo Cappello
Audio e luci Moonlight di Riccardo Nicoloso
Regia Antonello Capodici
Il ricco possidente siciliano Cola Duscio va a Roma per operarsi d’appendicite, “abbandonando” la propria famiglia: il cognato Lucino, i due nipoti, e – soprattutto – la terribile sorella Marastella. Nella Capitale, però, il nostro eroe fa l’incontro della vita: la fascinosa, ammaliante “subrettina” Milla Milord, sedicente figlia di un ufficiale e di una baronessa. Sarà lei ad introdurre il povero Cola alle stravaganze di una presunta emancipazione sociale e morale. Nuovi usi, nuovissimi comportamenti, ma vecchi sospetti e vecchissime gelosie. In Sicilia, Cola scoprirà lati, segreti, comportamenti (di sé e degli altri) che lo cambieranno irrimediabilmente…...
Una nuovissima, brillante, comica edizione di un classico immortale della commedia italiana. Lo spaccato di un paese che ripete all’infinito i suoi stereotipi preferiti; il provincialismo, il modernismo ad ogni costo, l’esterofilia. Nonché un immancabile complesso d’inferiorità neppure troppo latente. Una pirotecnica proposta di spettacolo nel segno della qualità teatrale e del divertimento, affidata alla verve di due autentici purosangue: Patrizia Pellegrino ed Enrico Guarneri. Affiancati da uno sforzo produttivo che comprende belle invenzioni scenografiche, costumi di grande presa visiva, musiche, che rimandano ai trascorsi del Gran Varietà e della Rivista e -
L’ARIA DEL CONTINENTE ED UN “CONTINENTE” FATTO D’ARIA.
Rappresentata per la prima volta nel 1910, al Teatro Argentina di Roma, “L’Aria del Continente” è la fonte di un vastissimo universo non solo teatrale, ma anche letterario, ideologico e persino iconografico. Da essa discendono le considerazioni di Brancati, di Patti; le pagine di Sciascia e di Camilleri : il sempiterno complesso di inferiorità dei siciliani nei confronti dei “continentali”, i mille luoghi comuni del vissuto popolare, la placida, indolente accettazione di una civiltà “altra” in perpetua contrapposizione alla “nostra”. Ma – contemporaneamente (e paradossalmente) – pure uno smisurato orgoglio, un frainteso senso di appartenenza ad un buonsenso, robusto quanto salvifico.